Presidente dell'Avis: «La donazione obbligatoria di sangue? Una provocazione»

Presidente dell'Avis: «La donazione obbligatoria di sangue? Una provocazione»

di MONICA COVIELLO

Gianpietro Briola, presidente nazionale, ha commentato la proposta di Salvini spiegandoci che «solo quando il gesto è convinto e spassionato può garantire una continuità, che è l’aspetto che più ci interessa»


«Una provocazione». Gianpietro Briola, presidente nazionale dell’Avis, ha liquidato così l’annuncio di Matteo Salvini, che ha dichiarato che il Governo sta valutando, insieme al ministero dell’Istruzione, l’ipotesi della «donazione volontaria obbligatoria» di sangue nelle scuole. Il vicepremier ha definito la donazione «una questione di sicurezza nazionale, perché se non lo raccogli lo compri e in altri Paesi non ci sono i controlli rigorosi come in Italia».

«Se deve essere una donazione, non può essere obbligatoria», ci spiega Briola.

«Chi viene a donare deve farlo in modo consapevole, responsabile e volontario, e ci possono essere mille motivazioni dietro la scelta di chi non vuole farlo. Inoltre, solo quando il gesto è convinto e spassionato può garantire una continuità, che è l’aspetto che più ci interessa». Perché, continua il presidente, «anche una sola donazione è utile, ma è la disponibilità periodica e costante a rappresentare un grande aiuto, perché offre una certa garanzia al sistema».

Un aspetto positivo nella proposta di Salvini, però, c’è. «Ed è l’attenzione delle istituzioni al problema della donazione di sangue. Esistono ancora, in Italia, periodi e regioni carenti sia di sangue che di plasmaderivati (medicinali prodotti attraverso processi di lavorazione industriale del plasma, indicati per il trattamento di patologie rare come l’emofilia di tipo A e di tipo B, di altre malattie emorragiche, delle immunodeficienze primarie e di patologie respiratorie ereditarie). L’Italia è al 55-60% di autosufficienza e per il resto dipende dal mercato mondiale dei farmaci».

Quello che Briola renderebbe obbligatoria, invece, è «la collaborazione tra istituzioni e associazionismo per la formazione e l’informazione dei giovani alla donazione. Allora sì che potremmo dare il nostro avallo e la nostra convinta adesione. Noi cerchiamo di farlo già da anni nelle scuole: se le istituzioni ci vengono incontro, tutti insieme possiamo collaborare ai buoni risultati di un “sistema Italia”. Che va a vantaggio di tutti».






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